Storia

La nascita della formazione piemontese, il cui nome è preso in prestito da una casa di appuntamenti la cui chiusura originò un trafiletto su un giornale, è da ricercare poco prima della metà degli anni '70, quando un trio di musicisti composto da Oscar Mazzoglio (tastiere), Luciano Boero (basso) e Giorgio Giardino (batteria), dopo lo scioglimento del gruppo astigiano di R&B “Sound & Music”,  decide di fondare un gruppo rock-pop, al fine di girovagavare nelle sale da ballo, divertirsi e soprattutto, condividere la passione per la musica. Il repertorio spazia dalle cover di miti del rock, quali Led Zeppelin, Deep Purple, Black Sabbath,  Blood, Sweat and Tears, Chicago, ecc.  La band comincia poi ad affinarsi mediante l'aggiunta nel proprio esiguo organico di altri tre talentuosi elementi: il chitarrista Alberto Gaviglio, Ezio Vevey (voce e chitarra) e Michele Conta, squisito talento pianistico, fresco di Conservatorio. La band dapprima allarga i suoi orizzonti alle cover dei più celebri e blasonati miti del Progressive (King Crimson, Genesis, Yes), poi comprende di avere numeri  sufficienti per tentare una propria via. Abbandonate le serate, la band si chiude in cantina per un anno e si dedica alla composizione e all’arrangiamento di quello che poi diventerà il suo capolavoro indiscusso, "Forse le lucciole non si amano più".  Dulcis in fundo, si aggrega alla comitiva Leonardo Sasso (proveniente dalla formazione romana "Le esperienze", da cui scaturirà poi "Il Banco del Mutuo Soccorso”), la cui portentosa voce completerà e caratterizzerà l'iter musicale della Locanda delle Fate.  Dopo mesi e mesi di duro lavoro ed avendo raggiunto un'amalgama invidiabile, registrano un nastro professionale da poter esibire alla varie case discografiche sperando nel famoso colpo di fortuna. E' in quel momento che  il prezioso plico finisce nelle mani di Giorgio Calabrese, autore e conduttore Rai di una trasmissione settimanale dedicata alla scoperta di nuovi talenti: la Locanda viene convocata a Roma, dove in tre giorni  allo studio 2 di Via Teulada  registra  una mezz'ora di concerto live con buona parte dei brani che saranno in seguito registrati sul futuro album (trasmissione andata in onda nel gennaio 1976). Intanto, il demo colpisce due persone sensibili e competenti come Liliana Azzolini e Nico Papathanassiou, fratello del più celebre Evanghelo Papathanassiou, in arte Vangelis. I due rimangono letteralmente affascinati dalla superba prova offerta dal compagine piemontese a tal punto che Nico decide di produrre personalmente il disco d'esordio. Convocati d'urgenza presso gli studi Phonogram, in meno di trenta giorni viene inciso lo stupefacente "Forse le lucciole non si amano più" ( uscito nel giugno 1977), giudicato uno dei migliori album  del rock progressive italiano, in grado di non sfigurare assolutamente con altre ben più famose e celebrate produzioni straniere. La delicata e suggestiva copertina, opera di Biagio Cairone e poi della illustratrice Anna Montecroci, ci conduce in un magico mondo di suoni e colori ove gli eccellenti arrangiamenti risentono in maniera inequivocabile delle influenze classiche del pianista Michele Conta.

I fantasiosi passaggi ci riportano alla mente le delicate e surreali immagini dei primi Genesis ("Trespass" e "Nursery Cryme" su tutti), taluni rigogliosi fraseggi caratterizzati da imperiosi e repentini stacchi sono tipici delle strutture sonore dei Gentle Giant, mentre l'uso contemporaneo della doppia tastiera e la presenza di un cantante dall'ugola così profonda ci rimanda alle esperienze del Banco del Mutuo Soccorso. Ma un conto è copiare alla lettera, plagiare, altro fare proprio un certo spirito musicale per poi evolverlo, raffinarlo, perfezionarlo ed esporlo in maniera viva ed intelligente. In proposito mi pare opportuno riportare alcuni stralci di un'intervista dell'epoca rilasciata dal gruppo al giornalista Luigi Romagnoli "...Non dimentichiamoci che prima di essere compositori e creatori siamo stati per molto tempo ad ascoltare, a rifare ed eseguire la musica di altri gruppi, e su questa ci siamo formati gusti e orientamenti che nell'atto creativo non possono essere dimenticati o cancellati con un colpo di spugna. Comunque si è cercata una linea nuova che, pur nel rispetto della melodia all'italiana, se cosi vogliamo chiamarla, ha creato differenziazioni ed originalità espressive soprattutto negli arrangiamenti, in talune-soluzioni ritmiche e nei testi...". L'album non solo riceve ampi consensi dalla critica specializzata ma ottiene anche un riscontro di vendite sicuramente positivo ed incoraggiante, al punto che per diverse settimane figura nelle superclassifiche di TV Sorrisi e Canzoni. Molto soddisfacente si rivela il tour promozionale del disco "Phonogram...mania" intrapreso dalla band con altri Big della stessa scuderia (Amanda Lear, Ronnie Jones, Walter Foini, Renato Brioschi, Panda, Leano Morelli, ecc.). Ma l'avanzare del Punk e soprattutto della Disco Music porta ad un disinteresse sempre più forte del pubblico verso le formazioni di Rock Progressive, per cui la casa discografica chiede al gruppo di rivedere le coraggiose scelte musicali fin qui intraprese, rinunciando così ai peculiari effetti sonori, alle surreali liriche in favore di un discorso musicale certamente più semplicistico e commerciale. Il nuovo corso si concretizza nel 1978 attraverso la realizzazione sempre per la Polydor, con formazione ridotta a quintetto, del singolo "New York/Nove lune" decisamente melodico ma di buon gusto, che però non possiede assolutamente l'incisività e la forza evocativa dei brani contenuti nel precedente album. Il 45 giri viene seguito dalla pubblicazione del mini-LP "New York" utilizzato soprattutto per la promozione radiofonica. I componenti della Locanda delle Fate, visto lo scarso riscontro di vendite e seguito, delusi dal fatto di non potersi più esprimere nella loro reale vena musicale, decidono di chiudere baracca e burattini ed abbandonare definitivamente la scena musicale. Solo alcuni anni più tardi alcuni di essi rientreranno in pista, questa volta sotto il nome di la Locanda, incidendo per l'etichetta Ri-Fi, in pochi esemplari, il misconosciuto "Annalisa/Volare un po’ più in alto".

Tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta il progressive italiano inizia ad avere nuovamente un proprio pubblico e nel 1993 viene pubblicato un disco dal vivo della Locanda, Live, tratto da una registrazione del 1977 (Mellow Records). Contemporaneamente, il gruppo inizia a considerare la possibilità di dar luogo a una "reunion". Nel 1999 viene pubblicato il secondo album della Locanda delle Fate, Homo Homini Lupus. La formazione però non è la stessa del '77 (mancano il cantante Leonardo Sasso e il tastierista Michele Conta che appare in un solo brano). L'album è abbastanza apprezzato anche se considerato inferiore al precedente.

Il 17 luglio 2010 la Locanda delle Fate si è esibisce ad Asti in occasione della rassegna Asti Musica, con la nuova formazione ufficiale dall'aprile 2010, che vede i fondatori Giorgio Gardino alla batteria, Luciano Boero al basso, Oscar Mazzoglio alle tastiere e Leonardo Sasso alla voce, a cui si aggiungono Max Brignolo alla chitarra solista e Maurizio Muha al pianoforte e minimoog.

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