Ritorno in teatro Asti 2012

Vincenzo Nicolello

La musica progressiva continua ad avere un certo fascino dalle nostre parti e non stupisce, che “giovani” sessantenni, salgano in soffitta per recuperare i vecchi strumenti e ritornare in pista, magari dopo un trentennio di inattività.

Questo è un po’ quello che è accaduto alla Locanda delle Fate, band piemontese, che in piena esplosione prog, iniziò a produrre musica di alto livello, al pari di altri gruppi dell’epoca.  L’avventura si concretizzò con un Lp: Forse le lucciole non si amano più, che ottenne un buon successo. Disco che ancora oggi è un vero e proprio “cult” tra i fan del Prog Giapponese. Quando stanno per finire gli anni ’70, il genere va in crisi e così anche le Fate, decidono di percorrere altre strade, non necessariamente legate alla musica. Tutto rimane in naftalina fino al 2010, quando i ragazzacci si ridestano e tornano con un trionfale concerto in occasione di Asti Musica.

Da quel momento, riparte la storia della Band, che diventa protagonista in varie session live, prendendo parte anche a festival prog. L’appetito, vien mangiando, e così arriva anche il nuovo disco, il secondo  della loro storia: The missing fireflies.

 Proprio per presentare questo lavoro, composto da pezzi storici mai incisi e da un “bootleg” di ottima qualità, registrato in occasione di un concerto, la Locanda ha organizzato lo scorso 4 febbraio un live presso il teatro Alfieri di Asti.

La sala è gremita, con un pubblico eterogeneo, fatto di tanti storici fan e da nuove generazioni, che hanno scoperto la forza del gruppo. La location regala un valore aggiunto ad un’esibizione di ottima qualità.

Leonardo Sasso alla voce, Luciano Boero al basso, Max Brignolo alla chitarra, Oscar Mazzoglio e Maurizio Muha alle tastiere e Giorgio Gardino alla batteria, hanno dato fondo a tutte le loro energie e gli applausi si sono sprecati.

La scaletta, dopo l’intro, “A volte un istante di quiete”, prosegue  con il loro singolo più celebre: “Forse le lucciole non si amano più”. Il suono è tosto e pieno, ottimo il mixaggio. Leonardo Sasso, dopo un po’ di rodaggio si scalda e l’esibizione entra nel vivo. Via via vengono snocciolati i brani, intervallati dalle parole di presentazione di quanto stanno proponendo. Ci vuole circa un’ora per arrivare a “Crescendo”, primo estratto del nuovo disco. Il pezzo è tosto. Sebbene abbia 30 anni, graffia e convince, così come piace tutta la setlist che segue.

Da segnalare Homo Homini Lupus, altra chicca della Locanda, il cui testo è scritto in latino. Sasso, con la sua grande presenza scenica, si presenta con una maschera da Lucifero, quasi a spiegare cosa vogliano dire le parole che sta interpretando.

Siamo agli sgoccioli del concerto, ma c’è ancora lo spazio per altre soprese. Innanzi tutto arriva un “R.I.P”, che la band dedica al Banco del Mutuo Soccorso e a tutto il movimento prog italiano. Poi, per il bis arriva il brano che la Locanda ha inciso per l’allora “major” Poydor: il medley “New York-Nove Lune”. L’ultimo regalo è l’ennesima poesia di Alberto Gaviglio, “Vendesi Saggezza”. Il pubblico torna a casa entusiasta, le “fate” si preparano per un volo transcontinentale. Saranno a Tokio con il loro prog, insieme ai Pooh e alla Formula Tre, giusto per testimoniare come nella terra dei Samurai, Italians do it better.

 

La scaletta del 4 febbraio

A Volte un istante di quiete

Forse le lucciole non si amano più

Profumo di Colla Bianca

La fine

Sogno di un estunno

Crescendo

Sequenza circolare/La giostra

Cercando un nuovo confine

Non chiudere a chiave le stelle

Homo Homini Lupus

R.I.P.

New York/Nove lune

Vendesi Saggezza.

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