Prog (R) Esiste 2013

Diario della partecipazione della Locanda delle Fate alla Convention 2013 di Prog Résiste,  27-28 aprile, Soignies Belgio


1100 km tagliando la Francia da sud a nord, scivolando con un furgone zeppo di strumenti ed un auto al seguito su autostrade battute da piogge interminabili scatenate da un Giove pluvio incarognito con i Galli già sconfitti dalle legioni di Cesare, tra nuvole atlantiche radenti al verde primaverile della brughiera e sotto un cielo con visiera abbassata, ostinato a non lasciare filtrare neanche un accenno di blu…

Venerdì scorso la sveglia è suonata presto per i locandieri, per essere pronti alle 8 a caricare il furgone di strumenti e valige e fiondarsi all’ingresso autostradale di Asti est diretti al Frejus. Su in Belgio, a Soignies , una propaggine meridionale di Bruxelles, ci aspetta  la Prog Résiste Convention, l’annuale festival indetto dall’ omonima , famosa associazione belga che dedica al Prog  una rivista musicale e un programma radiofonico, “Le labhyrint du Prog”.

La Svizzera prevede un dossier di formalità burocratiche per il suo attraversamento con gli strumenti, quindi, dovendo scegliere tra la padella e la brace, decidiamo di lasciar perdere timbri e vignette per farci salassare dalle esose ed insaziabili società autostradali francesi.

Sul far delle tenebre, vinti dalla fatica del viaggio e dalla fame, la cornuta insegna di un Buffalo Grill che all’improvviso si materializza  tra la pioggia di Laon ci appare come un miraggio, più o meno come crediamo sia apparsa la silhouette di San Salvador agli sfiniti ed increduli marinai di Colombo… 

“Un boccale di birra fresca, una bistecca alta due dita e una montagna di patate fritte…”: eccoci alle prese con un’ordinazione che tante volte abbiamo sentito fare ( o meglio, letto fare) da Tex Willer e i suoi pards in un saloon al termine di una faticosa cavalcata sotto il sole cocente del deserto all’inseguimento del Mefisto di turno. Ebbene, lì è tutto così poco francese, ma si rinuncia volentieri alla nouvelle cuisine ed ai suoi inganni per una più sfamante, economica ed innocua carne grigliata. Il locale è affollato, l’atmosfera è festosa, il cibo più che accettabile e così si recupera in parte lo stress accumulato. All’uscita, persino la pioggia ci concede una tregua. A mezzanotte, sfiniti ma rifocillati, facciamo ingresso nella hall dell’albergo.

La convention si articola su due giorni, sabato 27 e domenica 28 aprile,  con un nutrito cartello di band battenti le più disparate bandiere europee. Ci hanno chiamati, noi e gli svedesi Anglagard, a chiudere la prima serata. Una continuazione ideale del BajaProg, che ci aveva visti calcare lo stesso palco messicano ad inizio aprile. Avremmo dovuto suonare gli uni al sabato, gli altri alla domenica, ma essendo entrambi impossibilitati a farlo la domenica, finiamo gomito a gomito nella prima giornata.

Al sabato mattina, alle 11, visioniamo il palco, accuratamente preparato all’ Espace Culturel Victor Jara, un teatro moderno, molto funzionale. Quattro gruppi in programma: oltre a noi e agli svedesi Anglagard ci sono i belgi Madelgaire e gli spagnoli Kotebel.  E’ prevista appena un’ora per il cambio palco, non di più. Sembra impossibile farlo, trattandosi di gruppi prog, tutti, quindi, con un certa complessità strumentale.

Appena i Kotebel terminano la loro esibizione ci precipitiamo sul palco a sistemare gli strumenti, mentre il pubblico si trasferisce nella hall dove, a fianco di un bar ristorante dove tra l’altro si servono ottime zuppe di cipolla innaffiate da un campionario delle più tipiche birre locali, si tengono interviste ai gruppi appena scesi dal palco. Ci sono poi diversi tavoli dove si vende il merchandising dei gruppi, si conversa e ci si scambia vinili e CD dell’universo del Prog.

Giorgio piazza la sua batteria, che poi cederà in prestito anche agli Anglagard. E’ il lavoro più rognoso: tutti lo aiutano. Oscar prova le sue tastiere e trasalisce: il suo Hammond  non funziona! Il segnale che appare sul display “error panel non connected” è tristemente tassativo: niente da fare! Deve arrangiarsi a trovare i suoni mancanti sulle due tastiere che gli restano. I nostri fonici Paolo e Vincenzo Penna corrono come disperati in una lotta contro il tempo. Ci si sistema alla meglio e si parte. Dopo le prime note il pubblico che gremisce il teatro fa sentire il suo calore e i 90 minuti scorrono lisci. Alla fine, gli applausi scroscianti e la standing ovation fa venire voglia di abbracciarli tutti, uno per uno.

Poi l’intervista. Domande mirate, preparate, si avverte che sono fatte da gente competente. Gli organizzatori sono squisiti, onnipresenti per ogni nostra più piccola necessità. Il pubblico è quanto di più appassionato e competente si possa immaginare. Bravi davvero quelli di Prog Résiste. Meritano alla grande il successo che hanno presso gli estimatori del Prog, che giustamente  considerano la loro convention come  uno dei più accreditati festival europei del genere. Visto il grande successo, potrebbero addirittura cambiare nome: il Prog (R) esiste!

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